martedì 16 agosto 2022

Sul lavoro, il salario minimo e la Costuituzione

Mi sono imbattuta per caso in alcuni articoli della Costituzione italiana e la mia attenzione si è soffermata in particolare sull'art. 36:





"Il  lavoratore  ha  diritto  ad una retribuzione proporzionata alla quantita'  e  qualita'  del  suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad

assicurare a se' e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La  durata  massima  della  giornata  lavorativa e' stabilita dalla

legge.  Il  lavoratore  ha  diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo' rinunziarvi."


Rifletto. Già così ci sarebbero gli estremi per dichiarare illegali moltissimi rapporti lavorativi. Parlo di tutti coloro che guadagnano al di sotto dei valori stabiliti in Europa per la soglia minima di sopravvivenza (che a fronte della recente inflazione dovrebbe essere riveduta al rialzo), di coloro che perdono di fatto ogni diritto acquisito sul lavoro mediante un rapporto di "collaborazione con la partita iva", che maschera rapporti a tutti gli effetti dipendenti ma che mortificano i più basilari diritti sul lavoro. 


Talvolta basta già guardare la nostra Costituzione per risolvere problemi e diatribe. 

Se esiste il diritto del lavoratore alla giusta retribuzione, non esiste il diritto dell'imprenditore alla bassa retribuzione: o sfrutta o semplicemente dovrebbe cambiare lavoro perchè incapace di avere dei margini di profitto tali da poter compensare giustamente i propri lavoratori. Mi soffermo in particolare su questo punto, perchè è quello che si vede in giro. L'incapacità della classe imprenditoriale italiana non la si può riversare sui collaboratori. Spesso ci si improvvisa imprenditori in Italia, perchè semplicemente non si anno alternativa e molto spesso si fallisce, non solo finanziariamente, ma proprio come progetto imprenditoriale capace di generare ricchezza per la società civile.

lunedì 15 agosto 2022

La regola dei due mandati e l'idea del turnover nella rappresentanza politica

In questi giorni si è sentito molto discutere della regola dei due mandati in riferimento alle vicissitudini del M5S. Si è discusso a lungo, per la verità soprattutto sui giornali di sistema, della possibilità che il movimento rinunciasse a questa regola fondante per diventare un partito sottomesso alla logica del "politico di professione", che ad un certo punto perde il contatto con la realtà e la società per giocare una partita fatta di strategie, alleanze e parole gettate al vento. Una partita di Risiko, insomma, sulle nostre spalle.

Intendo spiegare qui, perchè sono d'accordo con questa regola che però andrebbe rivista, organizzata ed articolata per essere sottratta ad una pericolosa casualità che ha determinato poi all'avvicinarsi della scadenza del secondo mandato, l'esodo di numerosi Parlamentari del M5S (molti ora ex, molti invece non ex perchè ancora con un ulteriore jolly da giocarsi...) verso lidi più felici, capaci di garantire a costoro una ulteriore candidatura in sprezzo alla fiducia conferitagli proprio da quell'elettorale che li aveva scelti proprio in quanto "non professionisti". 


Da qui nasce la triste convinzione che prende sempre più forza, sentendo le dichiarazioni di numerosi personaggi politici, che anche il m5s stia navigando nelle acque stagnanti ma maliarde della politica „professionista“. Io, invece, sono ancora convinta che nella società civile siano moltissime le persone che con il proprio peculiare profilo siano perfettamente qualificate e legittimate a rappresentare i cittadini ed a lavorare per loro, o siano in grado di diventarlo velocemente (ci sono assenteisti seriali in Parlamento che mi chiedo in tanti anni di seggio occupato virtualmente, cosa abbiano davvero prodotto per la comunità). 

Credo, inoltre, che un sano turnover garantisca alla società di essere rappresentata in tutte le sue sfumature, per la presa in considerazione delle diverse istanze provenienti da più fronti. In fondo ogni soggetto é depositario di esperienze uniche che possono portare solo ad un arricchimento nel dibattito parlamentare volto a realizzare un impianto legislativo per una società migliore, più equa, più attenta a tante minoranze, alle sfumature, alla molteplicità dei problemi che assillano individui e gruppi sociali, in sostanza più democratica. Solo dare la possibilità a sempre nuove figure di poter entrare attivamente a far parte della gestione della res pubblica, o meglio del processo che porta alla gestione di questa mediante un corpus legislativo, sia una meravigliosa forma di equità, giustizia sociale e democrazia. 


Leggo che il M5S ha inserito nel proprio programma elettorale il tetto a due mandati per tutti i partiti e non posso che apprezzare. Tuttavia so che una vicenda che mi coinvolge, in parte distrugge questo proclama o almeno lo svuota di significato, perchè irrispettoso del fatto che mi sono ammalata proprio nei giorni di presentazione della candidatura alle Parlamentarie, ignara della possibilità di presentare anche solo la richiesta di certificati relativi al casellario giudiziale e dei carichi pendenti che avevo fatto ben prima che si aprisse la candidatura, nonostante avessi chiesto di essere ammessa all'autocandidatura con leggero ritardo e dietro presentazione di certificato medico, sono stata di fatto a più livelli e da più esponenti attuali totalmente ignorata. Alla faccia della democrazia partecipata che tiene conto della base ed in generale di tutti i cittadini. 


Il movimento ha aperto le porte delle candidature a gente che si è iscritta l'altro ieri ma non ha consentito a me, per un cavillo burocratico, la presentazione dell'autocandidatura; io che costantemente e da anni con le mie piattaforme social, nel mio quotidiano di professionista e di cittadina, con il mio attivismo civico, continuamente faccio da sponda e cassa di risonanza dei valori, delle istanze, dei temi, delle soluzioni, dei comportamenti del Movimento 5 Stelle! Io che se non altro sulla piattaforma sono perfino iscritta dal 2018. Io che sono stata addirittura colei che ha posto attenzione alla questione che impediva ai cittadini della Lombardia di avere i certificati (casellario giudiziale e carichi pendenti) in tempo utile per la presentazione dell'autocandidatura.


Grazie alla MIA segnalazione in Lombardia molta gente, anche gente dell'ultima ora, si è potuta candidare. Io invece, sono rimasta fuori per essermi ammalata e per non aver trovato alcuna considerazione tra i tanti con cui condividerei anche affinità di vedute, di valori, di credo politico.


Tornando alla regola dei due mandati ed al conseguente turnover della classe politica, sarebbe una bella rivoluzione l'introduzione di tale regola obbligatoriamente per tutti i partiti, purchè regolati in modo articolato e proficuo: una rivoluzione in direzione di quella democrazia partecipata che oramai da anni si apre su più fronti nei paesi più democraticamente evoluti, funzionali e „felici“.


Continuo a chiedermi da giorni perché alcuni attuali esponenti noti del M5S che pure partivano da queste idee e che pure si sono avvantaggiati di queste idee entrando da perfetti sprovveduti sulla scena politica italiana, ora si sentano invece i depositari di una fantomatica competenza politica „professionale“ tanto da fargli credere convintamente che debbano candidarsi e ricandidarsi e ricandidarsi ancora.


Mi chiedo anche perchè, se costoro sono in buona fede, non sentono la necessità di confessare pubblicamente e sinceramente di aver cambiato idea; perchè non spiegano ai cittadini il motivo per cui questi debbano preferire loro ad altri sulla scorta della teoria della "compentenza politica perchè si è rivestito un ruolo istituzionale"; e perchè farlo se loro sono diventati professionisti proprio grazie al fatto di essersi proposti come meri "portavoce" della collettività e coscienza politica e civica di un gruppo che stava sperimentando una democrazia partecipata fantastica.


Ecco, credo che quanto meno dovrebbero elencarci tutte quelle attività che sono state perseguite da loro solo in virtù del fatto che trattasi di loro e che difficilmente sarebbero state perseguibili da altri soggetti trovatisi in quella posizione per conto della collettività M5S. Io francamente nel loro operato non vedo peculiarità tali da farmi dire: ci volevano proprio loro, nessun altro poteva farlo (riferendomi ovviamente ai meriti, non ad aver deciso di candidarsi senza il consenso della collettività, ad aver omesso dettagli del proprio curriculum o ad aver sfasciato il movimento...).


La realtà è che nel movimento prima c'era una collettività che individuava problemi, elaborava soluzioni e chiedeva ai "portavoce" quell'unità di intenti e di voce, che è poi andata persa dal 2018 in poi, all'indomani delle elezioni politiche.


Poi è arrivata la deroga dei due mandati con una "supercazzola" chiamata "mandato zero" che altro non è che un tentativo maldestro di effettuare deroghe alla regola a vantaggio di qualcuno in nome del knowledge management, la preservazione di esperienze acquisite a vantaggio della collettività che nel caso del "mandato zero" è diventato "a vantaggio dell'individuo". 


Ed allora, mi chiedo: come si preserva l'esperienza acquisita rivestendo alcune cariche politiche? magari affiancando chi esce a chi entra (per i Parlamentari esiste anche la figura dell'assistente!); magari istituendo delle scuole che richiedano un certo impegno anche in termini di tempo profuso; magari grazie all'introduzione di volontariato a favore del Movimento tale da avvicinare chi lo voglia a quelle competenze cuore delle attività da svolgere concretamente nei ruoli istituzionali; magari introducendo una turnazione: chi ha rivestito un ruolo istituzionale in questa tornata, non può farlo in quella immediatamente successiva in modo da garantire costantemente un certo equilibrio tra veterani e neofiti ed il costante affiancamento di esperti e meno esperti, braccio a braccio a lavorare a beneficio della comunità.


Certo poi rifletto e mi cheido: a parte alcune regole del gioco, che credo siano facilmente acquisibili in un tempo modesto, quali sarebbero queste compenteze acquisite? mi si fa spazio in me, che si tratti delle regole non scritte del risico, della strategia politica fine a se stessa e che a poco serve a noi cittadini.


Non per ultimo, vedo anche la possibilità di introdurre l'utilizzo di algoritmi capaci di scandagliare rete e social alla ricerca di quelle dichiarazioni, prese di posizione e comportamenti atti a certificare la vicinanza effettiva del candidato alle posizioni del movimento. Oppure la riduzione dei privilegi degli esponenti politici tali da rendere meno attrattivo l'occupazione dello scranno parlamentare: vera drastica riduzione del compenso, abolizione definitiva dell'immunità parlamentare, riduzione sostanziale dei rimborsi/privilegi che sono anche il cuore dello spreco.


Certo non pretendo che chi è chiamato a donare per il bene del paese alcuni anni della propria vita, lo faccia per un compenso simbolico, nè tanto meno che non rispecchi la responsabilità chiamata ad assumersi. Tuttavia potrebbe essere parametrato in base a quelli che sono stati i redditi precedenti dei coinvolti, oppure potrebbe essere in generale parametrato sui redditi medi di quelle figure professionali che si assumono quotidianamente responsabilità di un certo rilievo.


In questi giorni assistiamo anche dove non avremmo mai voluto vederle, quelle lotte di potere per preservare la poltrona già viste negli altri partiti politici, quelli che rappresentavano la Casta che aveva fatto venire la nausea a tutti gli italiani: lotta del potere, prevaricazione di uno contro l‘altro, macchina del fango, vacuità di contenuto... in un contesto in cui si dovrebbe parlare di come migliorare il mondo e la società, di come mettere un freno alla distruzione della Terra che l'umanità sta causando.


Ecco, auspico che si faccia una profonda riflessione sui comportamenti assunti e che si cominci a discutere efficacemente sull'opportunità di introdurre la regola dei mandati in modo articolato e ben organizzato.


Resta alla fine una profonda amarezza per un‘opportunità di democrazia partecipata ed estesa mancata o che si accinge verso la deriva tipica dell‘affarismo individualista della politica italiana degli ultimi decenni.  


.d

La paura ed il dibattito politico: per una società migliore

Voglio pubblicare un passaggio significativo dell'ultimo libro scritto da Sahra Wagenknecht. Vi invito a leggerlo tutti.


"Quarant'anni di liberismo economico, di smantellamento dello Stato sociale e di globalizzazione hanno spaccato a tal punto le società occidentali che la vita reale di molti si muove oramai soltanto nella bolla in cui è situata la propria classe. La nostra società, apparentemente aperta, in realtà è piena di muri. Muri sociali che, rispetto al secolo passato rendono molto più difficile per i figli delle famiglie più disagiate l'accesso all'istruzione, l'ascesa sociale e il raggiungimento del benessere. E anche muri di indifferenza, che proteggono chi non conosce altro che una vita nell'abbondanza da chi sarebbe felice se solo potesse vivere senza la paura del domani. (...)

E che la paura sia in grado di irrigidire il clima delle discussioni ce l'ha dimostrato lo scontro sulla politica da adottare per contrastare la pandemia. (....)

I lunghi lockdown hanno fatto sì che molti temessero per la propria sopravvivenza sociale, per il proprio posto di lavoro o per il futuro dell'impresa che gestiscono da una vita. Chi ha paura diventa intollerante. Chi si sente minacciato non vuole discutere, solo resistere. (...)

La situazione diventa tanto pericolosa quando i politici scoprono che si può fare politica alimentando proprio tali paure. E a fare questa riflessione non è stata certo solo la destra.

Una politica responsabile dovrebbe fare l'esatto contrario. Dovrebbe preoccuparsi di eliminare le divisioni e la paura del futuro e di garantire più sicurezza e protezione. Dovrebbe introdurre cambiamenti che arrestino la diminuzione della coesione sociale e che ostacolino l'incombente declino economico. Un ordinamento economico in cui la maggioranza dei cittadini pensa che il futuro sarà peggiore del presente non è un ordinamento in grado di garantirlo, il futuro. Una democrazia in cui una notevole quota della popolazione non ha voce né rappresentanza non può chiamarsi tale. 

Possiamo produrre in maniera diversa, in maniera più innovativa, più legata al territorio ed in modo più sostenibile per l'ambiente, e possiamo distribuire quanto prodotto in maniera migliore e più meritocratica. Possiamo rendere democratica la nostra collettività, invece di lasciare che qualche gruppo di interesse per cui conta solo il proprio profitto decida della nostra vita e del nostro sviluppo economico. (...)

Per me è una tragedia constatare come la maggioranza dei partiti socialdemocratici e di sinistra abbia imboccato la folle via del liberalismo di sinistra, che svuota teoricamente la sinistra di ogni significato e allontana grandi fette del suo elettorato. Una folle via che cementa il neoliberismo nella sua centralità malgrado da tempo, tra la gente, la maggioranza sia per un'altra politica: per un maggior equilibrio sociale, per una regolamentazione razionale dei mercati finanziari e dell'economia digitale, per maggiori diritti ai lavoratori e per una politica industriale intelligente, orientata al mantenimento ed al potenziamento di un ceto medio forte.".

Correttivi al Superbonus

Nel corso di questi mesi ho sentito lamentele tra gli addetti ai lavori e tra i cittadini che avevano deciso di sfruttare l'opportunità, di due problematiche: le scadenze di accesso ai bonus ed i problemi relativi alla cessione del credito/sconto in fattura e la conseguente presa di coscienza che la misura ha finito di agevolare i più facoltosi o comunque tutti coloro che non avevano problemi di liquidità. Ho letto e sentito più volte cittadini reclamare il limite di reddito per l'accesso, ma tuttavia reputo questo approccio miope.



Sono convinta infatti, che affinchè si ottenesse il maggior risultato fosse stato necessario ridurre le categorie di accesso al Superbonus semplicemente in funzione dell'epoca di costruzione dell'edificio. Il parco immobiliare italiano è di pessima qualità, risultato dell'urbanizzazione selvaggia che si è svolta tra gli anni '50 e gli anni '70. Proprio questi sono gli edifici che in assoluto sono quelli peggio isolati, quelli meno efficienti. Sono gli edifici che in genere indichiamo noi tecnici come energivori, che pesano sui consumi energetici e dunque sulla produzione di gas serra. Sono gli edifici che sovente vengono individuati con la classe di risparmio energetico pari a G o F. 

Nel corso di questi mesi sia la sottoscritta che numerosi interlocutori di settore, dall'artigiano all'impresa, dal professionista al tecnico del comune, ci siamo resi conto che si sono verificate due aberrazioni: da una parte ci sono state persone che si sono ristrutturate a carico completo dello stato ville pazzesche comprate a quattro soldi perchè in sostanza fatiscenti; dall'altra parte condomini piuttosto recenti già energeticamente migliori del 90% degli edifici italiani. Spesso si sente, a tal fine, numerosi operai edili raccontare di aver smontato dei serramenti in sostanza nuovi. O altre aberrazioni simili.

Credo che la prima discriminante che si sarebbe dovuta introdurre, avrebbe dovuto consentire l'accesso a tutto il parco edilizio condominiale degli edifici costruiti tra l'inizio degli anni '50 e l'inizio degli anni '70, per proseguire a scaglioni temporali con gli edifici nati via via nelle altre epoche. Questi scaglioni temporali avrebbero dovuto ognuno di loro avere una finestra di tempo nella quale realizzare i lavori, per evitare quel fenomeno di adagiarsi e rimandare accaduto più volte nella storia dei bonus.

Il secondo correttivo che si sarebbe dovuto intrudurre, dovrebbe aver a che fare con le classi di reddito. Non è possibile consentire a persone abbienti l'accesso ad incentivi per eseguire lavori di efficientamento per cui dovrebbero essere semplicemente obbligati ad eseguire ai fini del contenimento dei consumi energetici. E' vero che c'è l'esclusione di alcune categorie catastali, ma questo non basta poichè in rari casi una dimora effettivamente di lusso o di gente facoltosa rientra in tali categorie e comunque esistono delle possibilità affinchè un tecnico possa ricondurre ad altra categoria catastale l'immobile. La discriminante del reddito e delle effettive possibilità economiche, determinate anche dal conto in banca, dalle rendite, dalle proprietà possedute, avrebbe dovuto essere introdotta così come sarebbe stato significativo introdurre l'obbligo per tutti costoro ad effettuare i lavori e senza alcun incentivo da parte dello Stato o incentivo ridotto a seconda della relativa capacità economica.

Ecco, per me questi erano due correttivi che si dovevano introdurre.

Superbonus e criticità

Chi scrive qui (e non sono l'unica) è un architetto, senior. 

Nel 2020 mi ero interessata fin da subito al Superbonus che reputavo una misura interessante. Conoscevo già le potenzialità poco note ai più dell'Ecobonus e del Sismabonus e già da tempo ero cosciente che combinati permettevano interventi finanziati fino anche all'85%. Come professionista conoscevo però anche la diffidenza delle persone, che preferivano adagiarsi sul più noto Bonus Casa al 50%.




Dopo qualche mese di partecipazione a dibattiti e corsi e mentre venivo letteralmente assaltata di email e telefonate da parte di dubbi personaggi, prendo la decisione di tirarmi dietro. I motivi fondamentali sono stati tre. 

Il primo aveva a che fare con la questione relativa alle retribuzioni di noi professionisti architetti ed ingegneri. In un mercato scarsamente regolamentato e male, dove i professionisti menzionati dovrebbero essere a monte di tutto il processo e dove assumono enormi responsabilità, si assisteva come sempre al tentativo da parte di imprese ed improvvisati di provare a guadagnare sulla pelle e sul lavoro di tali professionisti. Per fortuna abbastanza velocemente il Governo dell'epoca ha avuto la capacità di introdurre l'obbligo dell'equo compenso e la questione in parte si è risolta. Ancora tanto sarebbe da fare, ma si va per gradi. no?

L'altra motivazione aveva a che fare con l'accertamento di congruità e la responsabilità dei tecnici nell'asseverare la conformità urbanistico-edilizia degli immobili, requisito fondamentale sia per effettuare qualsiasi lavoro edile e sia per poter percepire qualsiasi incentivo statale. Il problema è che in Italia il 90% degli immobili è in una qualche forma difforme, con livelli certo variabili. Inoltre l'accertamento di conformità permette sì di regolarizzare alcuni tipi di difformità ma le tempistiche non erano certo a favore di una misura di cui ne era prevista la scadenza dopo un anno e mezzo. Anche qui in qualche modo si è intervenuto, non risolvendo totalmente l'annosa questione ma comunque apportando notevoli miglioramenti e semplificazioni. Anche questo problema andrebbe però risolto definitivamente ed organicamente, perchè di fatto nonostante le agevolazioni ci sono zone d'ombra che non tutelano i professionisti con la conseguenza che per la maggior parte procediamo ancora secondo i dettami del Testo Unico dell'Edilizia a prescindere dalla neonata Cila Superbonus.

L'ultimo problema, quello che per me rappresentava lo scoglio più grande, era rappresentato dall'entrata in scena di numerosi interlocutori, aziende, intermediari che mai prima avevano avuto a che fare con il settore dell'edilizia, nella presunzione e pretesa che si tratti di un settore in cui chiunque possa improvvisarsi. Per me questo rappresentava un problema grave. Avere a che fare con interlocutori che non conoscevano l'abc della normativa, della prassi, della burocrazia, dei processi dell'edilizia era sostanzialmente un bel problema. Sdegnata da questo svilimento della nostra professionalità nella società italiana, mi sono tirata indietro. Questo problema è annoso e non è mai stato risolto e secondo me sta alla base delle truffe che si sono verificate sui Bonus.

Al netto di queste problematiche a fine 2021 numerosi colleghi hanno iniziato a contattarmi per chiedermi se fossi in grado di effettuare delle analisi che a mio parere dovrebbero essere svolte da una specializzazione ben precisa dell'ingegneria. Dal momento che ne ero capace e dal momento che i miei interlocutori erano questa volta professionisti affermati del settore, ho deciso di occuparmene contenta di poter fare qualcosa per l'ambiente e per questo paese. 

Nei miei prossimi interventi, dunque, porterò alla vostra attenzione temi e problematiche che riguardano prevalentemente il Superbonus.

mercoledì 10 agosto 2022

Perchè moderatissimA di sinistrA

Ho avuto diversi blog ma erano anni che non ne curavo più alcuno. Ho sempre trovato questo strumento ottimo per poter esprimere le proprie idee, i propri pensieri, le proprie passioni. Più di un qualsiasi altro social. Da libertà a te ed a chi ti vuole leggere. Un articolo di blog non ti capita improvviso sulla home page del tuo account social. Sei tu che vai a cercarlo. Per questa discrezione, un blog è una via di mezzo tra un diario personale ed un news. Ci infondi cura, poi, soprattutto nella scrittura a differenza di messaggi frettolosi scritti per lo più con l'ausilio di un device di dimensioni ridotte per la povera vista di una donna che ha superato da un bel pezzo i 40 anni.



Ho scelto il nome "moderatissimA di sinistrA" per due motivazioni. La prima è che sono ovviamente convintamente di sinistra. Il mio essere di sinistra, però, è preciso, chirurgico, nulla ha a che vedere con quello di tanti altri di sinistra. Se si può prendere a paragone qualcuno per capire le mie idee, bisogna allora prendersi la briga di conoscere Sahra Wagenknecht. Oppure Henry David Thoreau. O potrei ancora continuare con numerosi riferimenti.

La seconda è che... no, non sono moderata, tanto meno moderatissima. Se lo fossi, avrei usato qualche altro termine diplomatico e "nullaespressivo", vacuo, vago e vuoto. Ho usato il termine "moderatissimo" proprio nella sua formulazione al superlativo assoluto per prendermi beffa di una moda di tanti politici, opinionisti e giornalisti su queste posizioni "moderate" che scambiano con le "buone maniere" e che sono il simbolo più aberrante di un "moderatismo" che altro non è che la declinazione più contemporanea della ignavia dantesca. Il peggiore di tutti i mali dell'espressione intellettuale umana.

Questo blog nasce anche dalla mia preoccupazione enorme per la questione ambientale e nell'auspicio di portare il mio contributo, anche tecnico, a riguardo. Quindi oltre che opinioni, politiche, sociali, economiche cercherò di fornire anche informazioni precise su alcune tematiche. La due A, inoltre, sono un omaggio all'ambiente ed alla questione (le questioni) femminile, ancora troppo sottovalutata da noi stesse donne.

Spero di restare per un po' a raccontare dal privato della mia casa e del mio portatile personale il cuore delle mie idee.


PS: Aggiornamento del 15.08.2022. Questo blog nei prossimi giorni inizierà ad essere scritto a quattro mani.

Sul lavoro, il salario minimo e la Costuituzione

Mi sono imbattuta per caso in alcuni articoli della Costituzione italiana e la mia attenzione si è soffermata in particolare sull'art. 3...